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Bonifica dei siti contaminati

L'inquinamento dei suoli e delle acque sotterranee rappresenta un problema di vaste dimensioni e la domanda potenziale è decisamente significativa, anche limitando il campo d'azione al territorio nazionale. Dal punto di vista della tipologia, i siti contaminati risultano soprattutto essere le discariche abusive di rifiuti ed in misura minore le aree industriali, dismesse o in esercizio.
Le attività industriali maggiormente a rischio sono i complessi petrolchimici, le industrie chimiche, le fonderie, le industrie artigiane dove si effettuano lavorazioni che richiedono l'uso di solventi.
Le cause prevalenti di contaminazione del suolo sono lo smaltimento di rifiuti effettuato all'interno del proprio perimetro e gli sversamenti accidentali, per non idoneo deposito in contenitori o per cattiva tenuta di tubazione interrata.
Al momento, la spinta normativa costituisce la principale driving force del settore della bonifica dei siti.
Peraltro, il problema dell'inquinamento dei suoli e delle acque sotterranee è stato regolamentato da un punto di vista legislativo solo recentemente, comunque in notevole ritardo rispetto alle altre nazioni industrializzate.
L'articolo 17 del Decreto Legislativo n. 22 del 1997 (decreto Ronchi) sancisce il principio secondo il quale l'onere della bonifica è a carico del responsabile dell'inquinamento, sia esso volontario o casuale, e ribadisce inoltre che le operazioni di bonifica devono essere precedentemente concordate ed eseguite sotto il controllo degli enti locali.
Con la recente emanazione del DM 471 del 1999, il decreto Ronchi diviene completamente operativo. Il D.M. 471/99:

  • sancisce l'obbligo di bonifica da parte dei proprietari di qualunque sito si accerti la contaminazione del sottosuolo,
  • fissa i limiti di concentrazione accettabile,
  • stabilisce le procedure e le linee guida da seguire.

    Inoltre, un forte impulso al mercato delle bonifiche, è derivato dalla Legge 426/98 (Nuovi Interventi in Campo Ambientale), con la quale il Ministero dell'Ambiente ha definito un primo elenco di 14 aree industriali e siti ad alto rischio ambientale in cui avviare prioritariamente interventi di bonifica e ripristino ambientale.
    Le indagini sullo stato di qualità dei suoli richiedono il contributo da parte di diverse discipline, e implicano indagini geologiche, caratterizzazioni chimiche, l'analisi e la valutazione del rischio, la definizione degli obiettivi di bonifica, l'individuazione delle tecnologia di bonifica appropriate e il controllo del processo di bonifica.

    Le attività che CESI può sviluppare sono:
    • definizione dei piani di campionamento;
    • preparazione e redazione dei Piani della Caratterizzazione dei siti;
    • organizzazione delle indagini sperimentali sullo stato di qualità di suoli e acque sotterranee ed esecuzione delle indagini in campo;
    • assegnazione e supervisione in campo dei lavori di sondaggio e installazione piezometri e pozzi di monitoraggio;
    • prelievo di campioni di suolo e acque sotterranee, secondo Procedure Operative Standard internazionalmente riconosciute;
    • trattamento, stabilizzazione e conservazione in campo dei campioni raccolti, eventualmente utilizzando laboratori mobili;
    • esecuzione di analisi di screening in campo mediante tecniche speditive;
    • esecuzione delle determinazioni di laboratorio, secondo Procedure Operative Standard riconosciute e in laboratorio accreditato;
    • interpretazione ed elaborazione dei dati mediante tecniche geostatistiche;
    • elaborazioni dei dati mediante GIS e restituzioni cartografiche.

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